L’antiSaviano

Mentre ascolto le parole sempre toccanti di Roberto Saviano, ripenso a chi gli domanda di candidarsi per la presidenza della regione Campania.

 
Si presume che il prestigio di una persona possa catalizzare su di essa consensi (e fino a qui non ci piove) e quindi potere. Si pensa che il prestigio sia anche garanzia d’autorità e quindi di successo, ma su questo punto nutro i miei dubbi: quanti potenti sono morti ammazzati?
Non è per il timore di conseguenze sanguinarie che lo prego di non candidarsi, ma semplicemente perché ha già un ruolo. Un ruolo importante, perché Saviano cerca disperatamente (considerata le sua condizione di recluso) di farci capire che le parole libere e quindi vere hanno una forza dirompente e non bisogna lasciare che si fermino.
Siamo ormai abituati a imprenditori, tecnici e professionisti di vari settori che si danno alla politica, a marchettare che diventano soubrette, a critici d’arte che fanno gli opinionisti e non mi sembra che questo saltare piè pari da un ruolo all’altro stia producendo alcunché di buono. Anzi, è accaduto il contrario: sagaci prima, ottusi e venduti poi.
Chi ha avanzato pubblicamente questa richiesta (leggi qui) lo ha fatto in buona fede, ma a mio parere sbaglia di grosso: è quello che desiderano anche i suoi nemici; un Saviano distratto è “un po’ meno Saviano”. Un Saviano che deve scendere a compromessi (è la natura della politica che lo impone) è un Saviano con le mani sporche, che deve quindi abdicare da sé stesso. Roberto Saviano politico sarebbe l’antiSaviano.
Roberto: continua ad essere ciò che vuoi essere.

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