L’uomo che lava la strada

Uscendo di casa, la mattina, ancora intorpidito affronto una breve salitella. Io costeggio il muro scalcinato sulla sinistra e l’occhio cade sempre sulla destra: c’è qualche metro quadrato di asfalto bagnato. Sempre nello stesso punto. Davanti alla cancellata bianca di una villetta.
La prima volta ho dedotto che di notte era caduta una modesta pioggia, ma dopo pochi passi mi sono ricreduto, perché la pioggia non è così selettiva da bagnare solo 10 metri quadrati.
Per qualche giorno, complice il sonno, l’inganno si è ripresentato. Sempre nello stesso punto, sempre questo rettangolo bagnato dalla pioggia. Un rettangolo perfetto se non fosse posto in discesa. Motivo per cui il lato più in basso rispetto alla pendenza si frastaglia in piccoli e numerosi rigagnoli.

Quando avevo ormai accettato l’ennesimo mistero della mia esistenza, la scoperta: è bastato anticipare la mia partenza di 2 o 3 minuti per incontrare ogni mattina l’uomo che lava la strada.
Un ometto sulla settantina, corporatura minuta ma ben nervosa (le braccia scoperte sono come rami di un esile ulivo, accennano disperate torsioni), forse un artigiano. Il volto ovale ma spigoloso, i capelli bianchi, corti e fitti. L’abbigliamento è sempre lo stesso: vecchi mocassini castoro, pantaloni d’anonima tuta blu e maglietta giallo canarino a maniche corte.
Tre secchi a terra: uno bianco, uno blu ed uno verde. I secchi sono pieni d’acqua e l’ometto, con sorprendente precisione, lava il rettangolo di asfalto che tocca la sua proprietà. Dal confine fino a metà della strada, mai oltre. Meticoloso dosa la forza della secchiata e, svuotati i tre secchi, ha soddisfatto la presunta ansia di pulizia.
Ci sarebbe molto da dire intorno a questa mirabile idea, ma, a prescindere: passando io lo guardo, lui mi guarda. Io accenno un sorriso reclinando la testa, mentre la sua espressione è ferma da chissà quanti decenni; pare che tutto sia già visto e che la sua attività mattutina sia assolutamente comune.
Ora è iniziata la brutta stagione. Questa mattina piove e tira vento. Le foglie arrugginite degli aceri svolazzano confuse. L’ometto si accontenterà del lavoro della natura, oppure attenderà che spiova per lavare la strada? Da quanto tempo lo fa?

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